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Bellissima icona degli anni 90: Y10 Autobianchi

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Questa storia, come molte altre, merita un’  introduzione, ma forse ancor di più una contestualizzazione, che è possibile solo se si torna indietro nel tempo.
Bisogna dunque tornare agli albori degli anni ’90, quando l’Italia viveva un periodo di relativo benessere e non era turbata da tanti dei problemi attuali, che fanno sembrare ancora più lontani quei tempi.
All’epoca il “made in Italy” era ancora qualcosa di universalmente riconosciuto come bello e di qualità, soprattutto in tema di auto, anche se cominciavano ad essere mosse delle critiche verso alcuni prodotti.

Ma non è questo il caso. Ciò di cui voglio parlare è un’auto che, con la sua linea ed il suo allestimento, ha dato origine al concetto di “utilitaria di lusso”, un’auto pensata per una clientela esigente e raffinata, ma anche per chi voleva solo una vettura originale ed affidabile per i piccoli grandi spostamenti di ogni giorno.
Di questa automobile che ha fatto muovere l’Italia ne sono stati costruiti tanti esemplari, tantissimi, e dopo la prima serie, realizzata trent’anni fa, ne sono state realizzate altre due. Di che auto sto parlando? Dell’Autobianchi Y10 ovviamente.
Con oltre un milione di esemplari costruiti è stata la regina di ogni quartiere delle nostre città fino a quando il sipario è calato su molte vetture a causa di un malcelato consumismo, di normative antinquinamento ed ecoincentivi per la rottamazione, che hanno determinato la fine della carriera di molte Autobianchi, fine estremamente prematura per alcuni esemplari ancora nel pieno del loro potenziale.

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Con loro sono tramontate in parte anche le storie di coloro che le guidavano: intere famiglie che ci hanno viaggiato ogni giorno, impiegati che le usavano per andare al lavoro, ragazzi che raggiungevano lo “status symbol” grazie ai modelli più performanti e top di gamma. Tante storie comuni, di cui oramai restano solo ricordi sbiaditi, positivi per lo più, ma non sempre.

Ed è proprio una storia di queste che voglio raccontare, quella di una vettura come tante.
Dobbiamo ritornare a Milano, nel novembre 1992, in uno dei tantissimi concessionari Lancia Autobianchi che esistevano sul territorio. Proprio da uno di questi infatti il 16 novembre è uscita lei, una Y10 1.1 Elite  color blu madras con gli interni in alcantara grigia, appartenente all’edizione più recente, entrata in commercio appena un mese e mezzo prima, in settembre, ed immatricolata con la targa recante la nuova numerazione “0Y”. Insomma, una vera chicca per quel momento e per gli anni successivi, un’auto signorile ma allo stesso tempo comoda per viaggiare in città dal momento che era agile e compatta.

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autobianchi-y10-4Dopo aver trascorso un anno e 2 mesi di vita nel capoluogo lombardo viene acquistata da un’ insegnante di Massa Carrara che la porta via da Milano all’inizio del 1994. La sua vera origine meneghina viene dunque archiviata, ma ben presto nel gennaio 1995 ha fine anche la sua vita toscana: infatti dopo 2 ravvicinati passaggi di proprietà viene acquistata, nell’agosto dello stesso anno, da una signora della provincia di La Spezia, classe 1935, che ne sarà la proprietaria fino al 2015. Ci sarebbe molto da dire su come questa macchina sia giunta al 2015, ma torniamo a lei.
Dato il  suo discutibile stato di conservazione sembrava evidente come si sarebbe conclusa, dopo 22 anni di vita, la storia di questa vettura: ruggine in diversi punti, carrozzeria completamente da rivedere, tantissimi componenti che nel tempo erano stati sostituiti con altri non originali o non di quella vettura,  facevano ipotizzare che sarebbe stata demolita, oppure, se fosse finita nelle mani sbagliate, che sarebbe potuta servire per perfetto copia-incolla di documenti in regola per un mezzo che propriamente in ordine non era,  oppure ancora che sarebbe potuta finire sacrificata per ottenere ecoincentivi.

Poche persone si rendono conto che la passione non ha prezzo e talvolta per loro immaginare come qualcosa potrebbe tornare a splendere sembra una cosa pressoché impossibile, ma in questo io mi ritengo assolutamente bravo, animato come sono dalla passione e dall’immaginazione, anche a costo di rasentare la presunzione. Ricordo ancora la prima volta che ho visto la Y10 e la sensazione che ho avuto nel vederla lì, in quelle condizioni: impolverata, abbastanza sporca, con i fari  che sembravano due grandi occhi, quelli di una signora che, con la cataratta, ha visto sfiorire  la sua gioventù ed aspetta solo che finisca tutto. Pareva quasi dirmi: ”Tu chi sei ora? Cosa vuoi da me? Facciamola finita, sono stanca di soffrire, so che così ridotta non mi porterai mai via da qui perciò basta, davvero”.

Ho provato in quel momento un gran senso di tenerezza nei confronti di quella vettura che, senza saperlo, aveva davvero tanto da raccontare ed ancora tantissimo potenziale da esprimere. Aveva subito di tutto: tentativi di furto, un piccolo urto sul frontale, un abbandono, il furto dell’autoradio, la rottura di un vetro...niente di speciale in fondo, come ho premesso, solo una storia come tante. La acquisto, ma colto da ripensamenti decido di riportarla al venditore. Come una donna, non si può sedurla ed abbandonarla subito dopo: le si fora il radiatore, come per dimostrare che oramai era troppo tardi per lasciarla e che ora dovevo credere ancor di più in lei, nella sua storia.

E così è stato. Il 3 giugno 2015 io ed un mio amico fraterno siamo partiti da Roma alla volta della provincia di La Spezia con tutto il necessario per poter portare a casa la nostra Y10, viaggio che poi si è concluso con successo, senza un acciacco, senza un problema, senza la minima esitazione, come se lei non aspettasse altro.
Ogni tanto tutt’ora mi chiedo se quell’ auto su cui sono salito all’inizio sia proprio la stessa di adesso, ora che è stata oggetto di un minuzioso restauro , che è stata  smontata in tutti i suoi componenti, che sono stati rimpiazzati i ricambi con pezzi originali nuovi dell’epoca, che quell’odore di vecchio ed abbandonato è ormai dimenticato ed ogni ruga eliminata.
So solo che nel suo passato meneghino avrà avuto l’aspetto che io oggi posso rivedere, con i suoi i fari grandi che, come due occhi ammiccanti, mi guardano e mi dicono grazie.

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E’ bello sapere di aver salvato un’ Y10, è affascinante poter raccontare e custodire la sua storia che ora è diventata anche un po’ la mia. Una storia forse comune e semplice, ma dopotutto le piccole cose non sono spesso anche le più belle?

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Un ringraziamento al nostro lettore per averci dato la possibilità di condividere la sua storia con tutti noi !! Se anche te hai una storia che ti lega alla tua auto non esitare e inviaci il tuo racconto.. saremo lieti di pubblicarlo nel nostro blog!.

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