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Storia di una Fiat 500

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Fiat 500 un' icona Italiana

 

La Fiat 500 è sempre stata per me un sinonimo, o meglio il sinonimo stesso, della simpatia, dell’affidabilità e dell’italianità, tutti “distillati” in un’idea a dir poco geniale.

Vecchia fiat 500Era un’auto della quale circolavano ancora moltissimi esemplari quando ero bambino, tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni Novanta del XX secolo. Tuttavia, proprio in quegli anni, moltissime Fiat 500 ancora in ottimo stato furono gettate via sebbene l’interesse per quest’auto agli occhi del pubblico non fosse mai calato: era ancora la praticissima “seconda auto” da usare senza troppe cure. Ricordo molto bene le pagine dei piccoli annunci nei periodici dell’epoca, con pagine e pagine di Fiat 500 in offerta a prezzi irrisori che si aggiravano intorno alle due/trecentomila lire. Non era infrequente trovare esemplari offerti in regalo, pagando cioè solamente il passaggio di proprietà. In tutto questo io, ancora piccolo, addirittura supplicavo i miei genitori di acquistare una di quelle vetturette, a perenne memoria di un’epoca – già allora lo sapevo e lo sostenevo – felice e spensierata. Il mio sogno si avverò nel corso del 1993: sebbene mio padre si fosse già lasciato convincere da mio zio ad acquistare una assai meno attraente Fiat 126, la mia campagna pro Fiat 500 raggiunse un livello di intensità tale che, per buona pace famigliare e per preservare la salute nervosa di tutti, il 14 maggio 1993, un assolato venerdì pomeriggio, una  Fiat 500 R del 1975 entrò finalmente nel box, o meglio, nella nostra famiglia.

Ricordo quei giorni in modo nitidissimo forse per via della scomparsa di mia nonna Maria, ricoverata in ospedale all’Astanteria Martini, a Torino, circostanza che permise a papà di mettere gli occhi addosso ad una Fiat 500 parcheggiata nei dintorni dell’ospedale, o forse perché il sogno di tutta la mia allora dodicenne vita si stava avverando. Ricordo ancora tutto nei minimi dettagli, ad esempio anche che il ritiro avrebbe dovuto essere il mercoledì 12 maggio, ossia il giorno in cui io a scuola facevo solo mezza giornata.

Lezione di Matematica a scuolaDi quel mercoledì mattina ricordo l’elettricità che mi percorreva tutto il corpo, dal cervello alla spina dorsale ai nervi. Ero così agitato che la professoressa di matematica, per fare lezione con tranquillità, mi fece portare il diario sulla cattedra: lo spauracchio di una brutta nota era il suo metodo prediletto per fare in modo che il malcapitato – e con esso l’intera classe – rimanesse calmo e tranquillo sino al termine della lezione. Nonostante mi scendessero grosse gocce di sudore lungo la schiena e sotto le braccia, non solo per il caldo, riuscii a far passare quelle ultime due ore di supplizio senza che sul diario venisse annotato il resoconto del mio comportamento, cosa assai probabile conoscendo l’insegnante. Alla fine della lezione, preparato frettolosamente lo zaino per il giorno successivo, mi fiondai a casa dove, per un ritardo di mio padre, non potei presenziare al ritiro della “mia” Fiat 500.

Quante cose mi sono perso, per colpa della scuola, di quella scuola: forse quello che sto raccontando è l’episodio che, in assoluto, mi “rode” di più di fra tutti gli altri episodi, che furono molti, troppi…

Dovetti “friggere” fino al venerdì sera e ricordo ancora le numerose telefonate al precedente proprietario, fatte a causa della mia insistenza, in cui mio padre ammetteva che il proprio figlio “Non vedeva l’ora di andarci a giocare sopra…”. Le sue parole probabilmente strapparono un sorriso ad un personaggio che, per molto tempo, stimai assai poco per la scarsissima cura che ebbe di quell’auto che io invece amavo così tanto.

Ma veniamo a venerdì 14 maggio 1993: l’aria calda presagiva l’estate imminente e l’autobus Lombriasco – Torino era come un forno per me, che da giorni dormivo poco e che la Fiat 500, quella 500, me la sognavo pure di notte. Neppure i finestrini aperti erano in grado di rinfrescarmi e non vedevo l’ora di arrivare a La Loggia, dove il papà di un nostro compagno di classe ci attendeva, con la sua Uno Turbo Diesel del 1988, per condurci a Vinovo.

Una volta lasciato a casa sua l’altro nostro compagno di classe, rimanemmo io, Ale e suo papà, che rapidamente mi condusse a casa. Sceso dall’auto, mi caricai lo zaino in spalla e suonai il campanello, ma non rispondeva nessuno: i miei dovevano ancora essere per strada. Non so perché non suonai ai miei vicini di casa, forse per non disturbarli o per non fargli sapere che stava arrivando la Fiat 500 “nuova”… non lo so cosa mi bloccò. Per fortuna il nostro accompagnatore era così gentile da aspettare che noi, ragazzi ma in fondo ancora bambini, entrassimo in casa. Mi chiamò dicendomi di non preoccuparmi, che mi avrebbe portato a casa loro; e così, risaliti in auto, tornammo indietro.

Non mi ero ancora scusato con lui, quando, appena arrivati all’altro capo della cittadina, scoprimmo che i miei genitori erano arrivati a casa. Se avessi atteso alcuni minuti li avrei visti arrivare e così invece mi ero perso anche l’arrivo della Fiat 500: la mia vicina aveva chiamato la mamma di Ale, la quale ce lo aveva comunicato mentre stavamo scendendo dalla Uno. Io ero arrabbiatissimo con i miei, che avevano sballato tutti i tempi. Perché non si erano sbrigati prima? Che figura dovevamo fare con il papà di Ale e con i nostri vicini? Perché dovevo sembrare il “figlio di nessuno” che ramingava per la città? Insomma ero paonazzo, al limite di ogni umana sopportazione e stavo per mettermi a piangere. Finalmente tornato a casa, con questi pensieri che mi frullavano nella testa, salutai il papà di Ale ed ebbi finalmente il primo contatto ravvicinato con la Fiat 500 parcheggiata nella mia viuzza, all’ombra del palazzo.

Ad un primo esame notai i paraurti: quello posteriore ammaccato al centro, quello anteriore ormai diritto. Il fanalino posteriore destro era rotto, mentre le luci di posizione anteriori erano diverse una dall’altra. I fari e le cornici avevano, come le maniglie delle porte, la cromatura molto usurata. Le spazzole del tergicristallo erano nere, in luogo delle originali in inox. Le due gomme anteriori erano nuove mentre le posteriori avevano il battistrada al limite di legge.

Non potei aprire il cofano motore perché al posto della maniglietta cromata prevista in origine era stato montato il tasto con serratura per proteggere il motore dai malintenzionati, tuttavia potei avvertire che era ben caldo attraverso le griglie del cofano.

un fiat 500 torino

Fu una sensazione strana sfiorare quelle lamiere riscaldate dal sole: le mie dita incontrarono la generosa canalina di raccolta dell’acqua piovana che cingeva il padiglione…Finalmente potevo non più solo guardare la macchina, come mi era capitato ai raduni o alle esposizioni, ma sfiorare quelle meravigliose linee curve, sebbene così martoriate da ammaccature, ruggine e anni di incuria.

Mentre la osservavo, mio padre mi raggiunse in strada, giustificando il ritardo con la necessità di fare la spesa (svelato l’arcano!) e finalmente potei dare una sbirciata all’interno: il volante originale in bachelite nera era stato sostituito chissà quando con uno della Fiat 500 L, con le razze in metallo traforate ormai scrostate, e a destra, davanti al passeggero, vidi la basetta per quella che, una volta, era un’autoradio estraibile molto particolare, il Voxson Tanga.

I sedili erano coperti da foderine nere e grigie, sul pavimento erano presenti dei sovratappeti bianchi della Sagittario, mentre il rivestimento in gomma originale era ormai quasi inesistente. I pannelli laterali posteriori ospitavano delle casse acustiche protette da grosse griglie in plastica nera, a fori. Il tettuccio apribile in tela era seminuovo: probabilmente era stato sostituito in vista della vendita oppure l’auto aveva montato sino a poco prima uno di quei tettucci rigidi in grado di proteggerla meglio durante l’inverno.

Non senza fatica, papà mise in moto e mi portò sul piazzale del cimitero di Vinovo, dove finalmente potei provare la Fiat 500. Non fu un esordio fra i più rosei: freni e sterzo erano consumati e il cambio aveva un gioco pauroso sulla leva. Il volante ed il cannotto scorrevano sul millerighe inferiore, il clacson non suonava.

Purtroppo, data la mia età e la poca libertà che avevo allora, non pensai a fotografare l’auto nello stato in cui si trovava, tuttavia, pochi giorni dopo, un accurato lavaggio e una pulizia del motore svelarono ulteriori mancanze: la vettura era stata verniciata sino alla linea di cintura, in maniera sommaria, includendo guarnizioni di vetri e maniglie; gli sportelli poi presentavano internamente tracce di vernice anche sui pannelli delle porte. Il motore rivelava anch’esso la scarsa cura dei proprietari precedenti tanto che pulendolo vennero fuori grossi pezzi di catrame che parevano carbone.

Nell’inverno 1993-94, complice una scoperta agghiacciante, furono immediatamente sostituiti i sottoporta interni, il cui lamierato era devastato dalla ruggine e insieme a questo intervento venne piazzata sul pianale una lamiera di rinforzo in corrispondenza del poggiapiedi anteriore. Successivamente fra il 1994 ed il 1996 facemmo svolgere diversi interventi meccanici, come la sostituzione dei paraoli di motore e cambio e quella delle cuffie sui semiassi, la revisione della scatola guida e la sostituzione della fanaleria con una di occasione ma ancora piuttosto bella e soprattutto originale. Seguirono poi il ripristino del clacson, della dinamo e del regolatore di tensione (quando si viaggiava bisognava ricordarsi di parcheggiare con la pendenza a favore per garantire la rimessa in moto giacché la batteria si scaricava inspiegabilmente), il rifacimento dei freni e la sostituzione dei cuscinetti alle ruote.

Fiat 500 di torino

Fra settembre e dicembre del 1997 procedemmo poi al restauro della carrozzeria con la sostituzione di lamierati corrosi, il risanamento dei parafanghi, dei sottoporta esterni e della selleria, ma non del pavimento ritenuto sano e durato sino alla primavera del 2014, quando mi sono deciso a fare un ripristino più radicale e, spero, definitivo.

"Mattia, un appassionato della Fiat 500!"

Ringraziamo il nostro caro amico Mattia per questo fantastico racconto.. ora non vi resta che inviarci i vostri racconti di Voi e le vostre auto per condividere queste storie con tutti noi appassionati di questo fantastico mondo.